Esame anti HIV e analisi del sangue



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Esame anti HIV e analisi del sangue

Fare l'esame perché ci sono valori preoccupanti nell'analisi del sangue oppure perché si è avuto un rapporto non protetto?

di Ahmamma
Salve, vorrei porvi un quesito.
Circa due settimane fa mi sono recata dal mio medico di base per farmi fare un'impegnativa per il test Hiv.
Il medico però, dopo aver analizzato le mie analisi del sangue, mi ha risposto che non è il caso effettuare il test dal momento che, secondo lui, tutti i valori sono nella norma e sopratutto i valori dei leucociti nel sangue sono di 10, 74 mentre l'anno scorso erano di 8, 32.
Comunque tutti i valori si sono alzati.
Il medico mi ha assicurato che ci sarebbero dei segni visibili anche dalle semplici analisi del sangue e ingrossamento dei linfonoidi e leucopenia che dovrebbero farmi preoccupare.
Io però sono abbastanza angosciata al riguardo dal momento che ho avuto un rapporto sessuale a rischio non protetto con un ragazzo alla fine di settembre.
Vi chiedo cortesemente maggiori informazioni al riguardo.
Aspetto una vostra risposta.


La nostra risposta:
L'avere dei valori alterati nell'analisi del sangue, come appunto la conta dei globuli bianchi, oppure i linfonodi ingrossati, non è un segno certo di infezione, né deve essere il motivo per il quale si fa l'esame anti HIV.
L'esame anti HIV va fatto per sapere di essere sieronegativi o sieropositivi dopo un rapporto a rischio.
Si può essere sieronegativi ed avere i valori alterati per altri motivi, ed essere sieropositivi ed avere i valori nei limiti normali. Le due cose non sono sempre collegate.

Nella storia media di un'infezione, parlando in via generale e considerando che non esiste una storia tipica, di solito si vede un primo periodo in cui non vi sono segni nelle analisi; un secondo periodo in cui vi sono segni, ma blandi e confondibili con qualsiasi altra infezione; un terzo lungo periodo in cui di nuovo non vi sono segni nelle analisi; infine un quarto periodo in cui il virus entra nella replicazione attiva, più o meno violenta, più o meno rapida, in cui l'organismo viene seriamente compromesso e nel quale i valori nella analisi hanno un rapido tracollo.
Se facciamo l'analisi solamente quando vi sono segni evidenti, nel secondo o nel quarto periodo, è comunque tardi.
Nel quarto periodo è gravemente tardi: è molto più difficile arginare l'infezione con un organismo già gravemente provato ed un sistema immunitario compromesso.
Nel secondo periodo i segni sono così lievi e limitati che è probabile sottovalutarli. Anche a farli è comunque tardi, pur se in modo meno grave.

Certo, sapere di essere sieropositivi già con un esame nel primo periodo non fa poi una grande differenza ai fini di una terapia. Non ci sono medicine da prendere in questa fase, ma è comunque importante, per due motivi.
Prima di tutto per se stessi. L'apparire di una infezione, di sintomi come i linfonodi ingrossati o febbricola, od anche una seria influenza od un principio di polmonite devono essere visti sotto una luce diversa in un soggetto sieropositivo. Inoltre il saperlo può indurre a cambiare modo di vivere, a cessare quei comportamenti che hanno provocato la sieropositività.
In secondo luogo, è necessario sapere il prima possibile di essere sieropositivi per gli altri. Per evitare di assumere comportamenti che siano a rischio per gli altri. Anche il semplice tagliarsi un dito, sanguinando, con il fidanzato o l'amico che se lo porta alla bocca per dargli un bacio "guaritore".

Con un rapporto a rischio avuto a fine settembre, dovresti fare l'esame a fine marzo.
Secondo il tuo medico, quando dovresti farlo? Quando per qualche motivo ti faresti un'analisi del sangue, nel migliore dei casi fra un anno. Sempre che i segni non siano blandi e quindi non preoccupanti, e rimandare ancora a due, tre, quattro anni.
Nel frattempo tu potresti essere sieropositiva senza saperlo. Cioè il tipo più pericoloso di persona sieropositiva, quella che rischia di infettare gli altri e non ne tiene conto verso se stessa.
Fare l'esame HIV dopo un rapporto a rischio è un segno di responsabilità verso se stessi e gli altri.

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