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Vita spericolata

Vorrebbe essere Vasco Rossi, ma celibe

di Piccola stella senza cielo, Sestri Ponente
Non so...
Non so... mi vedo qui, col foglio in bianco a pensare, pensare, pensare alla disperata ricerca di qualcosa da scrivere... che so, magari anche una cazzata. L’importante è scrivere, di sé, di quello che si prova, della pena e della paura che dimorano nel cuore da chissà quanto tempo.
Mi guardo allo specchio, il viso ancora un po’ da bambino, gli occhi azzurri, la barba sempre sfatta, i lunghi capelli che scendono sulle spalle e vedo che sono un personaggio ormai superato.
Credo ancora in ideali che ormai nessuno segue più, ideali che sono stati uccisi dal conformismo, dai soldi, dalla falsità, dalle balle che ti raccontano nel posto di lavoro o a scuola o anche al ristorante davanti a una pizza. E’ la vita nel gruppo che ti fotte ed è proprio questo genere di vita che mi da il voltastomaco. Il gruppo e tutta quella merda che ti danno da mangiare.
Credo di essere uno di quei "sognatori adolescenti" che odiano il lavoro, la scuola, il militare, il matrimonio, le chiese, la politica e un’infinità di altre cose legate in qualche modo a una vita "normale".
È un po’, lo so, tipico delle generazioni anni sessanta o giù di lì, quando si voleva bruciare la vita girando il mondo da parte a parte e fumando cannoni o più non posso. Però ho come l’impressione che si credeva ancora nell’Amore, quello vero, quello con la "A" maiuscola. Quello che non esiste più, insomma.
Per molti ragazzi e ragazze l’amore vuol dire una scopata sul sedile posteriore della macchina per poi mandare tutto affanculo con sprezzante, cinica superficialità.
Sono tutti conformisti travestiti da ribelli, ma non hanno mai il coraggio di andare veramente contro corrente, anche a costo di sputtanare la propria vita.
Io sono diverso, io ci credo veramente in tutto questo, la mia anima è più vera della maschera che porto. Ecco forse è proprio qui che sbaglio.
Mi piacciono ancora un casino le canzoni di Vasco, da quelle trasgressive, ironiche come "Fegato spappolato" e "Colpa d’Alfredo" ma soprattutto quelle dolci, che ti fanno sognare, come "Toffee" e "Albachiara" e altre ancora.
Credo che tutte queste canzoni esprimono sentimenti che stanno dentro me, ma non riesco a comunicare, perché nessuno ci crede più.
Ecchecazzo di mondo è allora se non c’è più spazio per questi angeli disperati che amano la notte, la pioggia, i fumetti e i film dell’orrore e tutto il resto? Tutti vagabondi che considerano il mondo come la loro casa da esplorare, da viaggiare da parte a parte.
Ditemi voi: che senso ha fare una vita cosiddetta "normale", a stare sempre chiuso in un fottuto ufficio per poi tornare a casa con moglie e figli che ti rompono i coglioni e non ha neppure più voglia di scopare perché lei è troppo vecchia e grassa e anche un po’ scassacazzi. Non è molto meglio viaggiare, bere e fumare, scambiarsi i sogni con la tipa che ti piace veramente, senza casa né futuro?
Si vive una volta sola, cazzo!
E poi io sono diverso dagli altri, ma non nel senso che potreste pensare, il fatto è che sono introverso, insofferente, un po’ lunatico, a modo mio dolce e romantico.
Non so se vi spedirò questa lettera o se la butterò via dopo averla strappata in tanti pezzi. Ci devo pensare un po’ su.

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La nostra risposta:
Caro Piccola Stella,
non so se stamperò questa risposta, oppure se la butterò via dopo averla strappata in tanti pezzi. Simpatico, eh...?
Il fatto è che dici delle cose vere e delle cose false. Un po’ come tutti noi, del resto. Voglio dire che vedi le cose in modo un po’ troppo conflittuale. Vasco Rossi, ad esempio, si è sposato ed ha fatto un figlio, e non dorme sotto i ponti.
Il passaggio da "sognatore adolescente" ad uomo, comprende anche la consapevolezza che nella normalità c’è l’anormalità. Prima di tutto: cosa vuol dire normale?
In termini scientifici non vuol dire che tutti sono uguali (tutti hanno la moglie grassa e scassacazzi), ma che in un insieme di persone (sposate) che vanno da un estremo di infelicità (moglie grassa e scassacazzi) ad un estremo di felicità (moglie bella e intelligente), la maggior parte delle persone si trova nel punto medio. Insomma non si tratta di una retta sulla quale ci sono tutti, ma di una curva "a campana" dentro la quale ci sono tutti: alcuni verso un estremo, altri verso l’altro estremo, la maggioranza al centro.
Anche Vasco torna a casa la sera dopo essere stato tutto il giorno in sala di incisione, anch’io torno a casa con moglie e figlio ma non sono né brutti né scassacazzi. Il problema non è di non essere nella normalità, ma di stare il più possibile verso l’estremo positivo. In tutte le cose. E non solo, ma anche (parlando, scrivendo, cantando...) di influenzare gli altri in modo tale che il punto medio si sposti verso l’estremo positivo.
E poi perché tutte le sfighe devono venire in coppia (lavoro merdoso e moglie grassa)? E perché avere una casa (in affitto) è per forza negativo? Per esempio, visto che il futuro non si può abolire, non è forse meglio aspettarlo con la tipa che ti piace ed una casa invece che con una moglie grassa e scassacazzi e senza casa?
E poi il vagabondo lo puoi sempre fare! Cosa vorresti, la patente di "angelo disperato"? Vuoi l’approvazione di tutti per essere controcorrente? Se lo vuoi fare, fallo: anche negli anni sessanta chi lo faceva era deprecato dalla maggioranza, che era arretrata, ignorante, egoista e conformista più di adesso. Prendi il tuo coraggio, i tuoi capelli lunghi, il sacco a pelo e viaggia!
O forse la tua lettera va intesa così: prima c’erano più persone che si atteggiavano a ribelli, beati loro, potevano sentirsi di moda, andare nei locali e tutti avevano letto Kerouac... Adesso, quando lo faccio io, nessuno mi prende sul serio!

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