Morire a se stessi




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Morire a se stessi

30enne, ex-attrice sulla strada del successo, scopre se stessa e trova la felicità come cameriera

di Farfalla, Firenze
Cari totemaniaci tutti,
è un paio d’anni che rido, mi emoziono, mi interesso e mi coinvolgo con voi "via carta" e stasera mi è venuta voglia di fare "il mio verso", di condividere con voi la mia "avventura d’esistere" dentro questo mare mutevole che è la vita.
Anche se è sempre difficile parlare di sé, in qualche modo autodefinirsi è impossibile, abbozzerò una breve sintesi: sono una trentenne esagerata e felice di esserlo, che dopo varie metamorfosi una cosa l’ha veramente capita: la vita è una meravigliosa sfida e anche se a volte capita di non crederci più, ogni anima è una potenziale Fenice.
Si, io ho capito che morire a se stessi è l’unico modo, anche se il più difficile, per rinascere.
E quando si riparte da capo tutto è meraviglioso, perché imparare a morire a se stessi, riuscire a ricostruire il proprio cuore, significa non uccidere mai il fanciullo che è in noi, la nostra parte più pura.
Se si ricomincia, tutto è un po’ nuovo, bisogna sperimentare, riscoprire quella curiosità, quel gusto della ricerca, quella capacità, quel gusto della ricerca, quella capacità di adattamento che hanno i bambini e che purtroppo la maggior parte degli adulti perde irrimediabilmente barricandosi dentro muri di protezione fatti di potere e di denaro che mettono meno in crisi e che però spengono la preziosa e magica fiamma del nostro fanciullo profondo, quello puro, quello eterno.
Io dopo il Liceo sono andata a Roma, ho studiato all’Accademia d’Arte Drammatica, ho fatto l’attrice per un po’ di anni e poi ho capito che il mio fanciullo stava affogando dentro una pozzanghera melmosa fatta di compiacimento, di narcisismo e di superficialità (peggio se mascherata dentro contenitori viscidamente "intellettualistici").
Così ho fatto un colpo di stato!
La fanciulla che è in me grazie a Dio ha per fortuna rivendicato la sua autonomia, ha messo una bomba sotto quella costruzione che si stava pericolosamente irrobustendo (lavoravo già per il cinema e per la televisione, guadagnavo parecchio, cavolo ci stavo pigliando gusto!).
Mi sono innamorata di S. Francesco, sono andata a Firenze e ho ricominciato da capo.
Che fatica ripartire alla ricerca di nuovi orizzonti, infiniti questa volta.
Però oggi dopo un po’ di anni dietro una cameriera che vive in una stanza in affitto nel cuore di Firenze c’è una fanciulla felice. Felice perché ha vinto lei! Ha vinto il grido del cuore, il grido del Che (il mio credo è un misto di linea politica anarchica unita ad un meraviglioso innamoramento per il Cristo che credo essere stato il primo vero anarchico della storia).
Non posso dare lezioni di nessun tipo, ma vi voglio urlare di non uccidere il vostro fanciullo personale, perché è il cuore dell’anima, è forte e riuscirà sempre a cavarsela, anche a costo di vendere sigarette di contrabbando per sfangare la giornata.
Perché l’Eternità esiste. Sta a noi cercarla.
Baciandovi tutti sul cuore.

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La nostra risposta:
Cara Farfalla,
grazie al cielo, ogni tanto ci giunge una lettera di qualcuno felice in mezzo a tante lettere di ragazzi che stanno male, e siamo un po’ felici anche noi.
Soprattutto per una storia come la tua, piccola e modesta storia di chi non pretende di insegnare niente a nessuno, ma solamente dice: "gente, io ho fatto così e sono felice", punto e basta, "e fate un po’ quello che volete". Fenomeno raro in un mondo di cameriere che sognano di fare le attrici.
Fenomeno raro in un mondo in cui molti non sanno come vivere la propria vita ma pretendono di insegnarlo agli altri.
"Morire a se stessi" mi ha lasciato un po’ interdetto, sulle prime, perché è un po’ diverso da "sopravvivere a se stessi". E’ senza dubbio più difficile rivivere dopo essersi sentiti morti, piuttosto che sentirsi morire ma sopravvivere. Ci vuole più coraggio sia a farlo che ad ammetterlo.
La tua lettera ci è piaciuta anche perché io e Monica, dopo essere sopravvissuti a noi stessi varie volte nella vita, sembra proprio che questa volta siamo morti a noi stessi e poi, per fortuna, ci siamo ritrovati un’altra volta e, tanto per non essere superficiali, ci siamo sposati.
Sappiamo che molti, specialmente i più giovani tra i nostri amati lettorazzi, capiranno ben poco sia della tua lettera che della nostra risposta, ma anche se il concetto che per far rinascere qualcosa bisogna prima lasciarlo morire è abbastanza comprensibile, pochi riescono a trovare il coraggio di farlo veramente: di solito tentano disperatamente di mantenere in vita quella specie di zombie che è diventata la loro vita (o lavoro, o rapporto sentimentale). E’ che in realtà la morte fa paura a tutti e che nessuno ha il coraggio di passarci in mezzo, anche se è un passaggio indispensabile verso la rinascita.
Il fatto è che non è neanche facile credere così fortemente nella rinascita, avere così chiaro il proprio obiettivo interiore da potere mettere in gioco tutta la propria vita per raggiungerlo, perché come dicono I Ching "ci sono cose più importanti della vita". Ma noi l’abbiamo fatto, ed è stata un’esperienza breve ma interminabile, terrificante ma bellissima. E adesso possiamo dire anche noi di vivere la felicità.

Questa lettera è stata letta 971 volte.


I vostri commenti
Ci sono 1 commenti:

Cara Farfalla quello che mi sento di dire e che grazie a Dio esiste ancora gente con le "palle".

Hai fatto un cosa unica, poche persone ne sarebberpo capaci, ti sei liberata pero' del "carcere" che percepivi.
sei un mito

Ciao
       (Scritto da Massimo, Napoli il 18/4/2010 07:33)


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